Luogo

Basilica di San Nicola, Piazza S. Nicola 1
Tolentino MC – ITALY

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Temporaneamente chiuso

IL SANTUARIO DI SAN NICOLA

STORIA

Il Santuario di San Nicola è stato costruito sull’impianto architettonico di un convento agostiniano. Sono agostiniani infatti i monaci che nel 1275 accolgono Nicola, un giovane frate proveniente da Sant’Angelo in Pontano che vi rimane fino alla sua morte nel 1305. Sono gli anni della lotta tra il papato e l’impero e della lotta tra comuni. In quel periodo, la città di Tolentino vede la nascita di molti movimenti religiosi, il più noto tra tutti proprio quello agostiniano. In piena coerenza con la regola di Agostino, la Basilica si presenta a Nicola nella sua semplicità e rigidità: un’unica navata, senza transetto, e la facciata a capanna. Solo nel 1433-35, dopo più di un secolo dalla morte del Santo, viene commissionato allo scultore fiorentino Nanni di Bartolo la realizzazione dell’imponente portale di marmo raffigurante nella lunetta la figura di San Giorgio che uccide il drago. La facciata poi subisce altri due interventi che la rendono come la vediamo oggi: nel 1630 viene completato l’ordine inferiore, mentre il secondo intervento del 1767 ci restituisce al centro della parte superiore il tondo scolpito con il sole raggiante, uno degli attributi di San Nicola. Col crescere della fama e della popolarità di Nicola, il santuario viene arricchito ed articolato in nuovi ambienti.

Nel corso del XVI e del XVII secolo vengono apportate altre modifiche all’interno della Basilica, come l’aggiunta delle cappelle laterali e la realizzazione del soffitto a cassettoni. Alla destra del coro absidato viene costruita tra il XVII e il XIX secolo la cappella delle Sante Braccia, da cui si accede alla cripta di più recente realizzazione (1932). Il corpo del santo, trafugato diverse volte nel corso della storia, viene ritrovato solo nel 1926. Rimasto fedele all’impianto originario invece è il chiostro trecentesco, a pianta quadrata con al centro un pozzo. Annesso al chiostro è il Cappellone, a pianta rettangolare con volta a crociera. L’autore degli affreschi è Pietro da Rimini, il quale probabilmente si avvale dell’aiuto di maestranze locali. La scuola pittorica di Rimini vede in quegli anni la presenza di Giotto e per questo motivo il Cappellone è detto anche “giottesco”. L’impianto pittorico si sviluppa attraverso tre registri narrativi: il primo dall’alto racconta le storie di Maria, il secondo la vita di Cristo e infine l’ultimo, il più vicino alla vista dei fedeli, le storie della vita di San Nicola. Al centro vi è un’arca di marmo che avrebbe dovuto contenere il corpo del santo, poi posto invece nella cripta al di sotto del Cappellone; sull’arca si erge la figura di Nicola, scolpita dal fiorentino Niccolò di Giovanni, così come è stata tramandata fino ad oggi nell’immaginario collettivo.

San Nicola

Nicola nasce nel 1245 a Sant’Angelo in Pontano: i genitori scelgono il nome per commemorare la grazia ricevuta in pellegrinaggio a San Nicola di Bari, a cui infatti avevano chiesto un figlio. Fin da bambino Nicola incarna pienamente la sua vocazione: uno dei primi miracoli che lo riguardano in vita è la visione del volto di Gesù bambino nell’ostia consacrata, che diviene poi suo attributo nell’immagine del sole raggiante raffigurante il volto di Cristo.

Frate Nicola

Ordinato frate nel 1273, subito si dedica ad una vita povera e itinerante, mettendo al centro la predicazione. Una volta entrato nell’Ordine degli Agostiniani di Tolentino, Nicola non tarda a ricevere la stima e la simpatia della comunità di fedeli. La sua vita di preghiera e carità è scandita anche da visioni e da miracoli: quella di Valmanente, la più nota, è la visione delle anime del Purgatorio che gli conferisce l’attributo di patrono delle Anime Sante.

Morte (1305)

Muore nel 1305: la leggenda narra che una cometa, divenuta per questo uno dei suoi attributi più riprodotti, attraversa il cielo da Sant’Angelo in Pontano fino a Tolentino. Subito venerato dalla folla di fedeli, Nicola continua a lasciare la propria testimonianza attraverso i molti miracoli compiuti post mortem: dalla guarigione della cieca Anfelicia Adambi alla liberazione del prigioniero Lorenzo Bottoni, miracoli che chiamano prepotentemente Nicola alla santità.

Canonizzazione (1325-1446)

Il processo di canonizzazione inizia nel 1325 e termina nel 1446, anche se da più di un secolo a Tolentino era diffusa la devozione di San Nicola, viva fino ad oggi. Circa a metà del percorso di visita del museo è possibile immergersi nella vita del santo attraverso la storia raccontata dal diorama, commissionato dai frati e realizzato nel 1999.

Composizione del Museo

Il Museo del Santuario di San Nicola è allestito nei locali che una volta ospitavano la scuola annessa al convento: si propone un percorso articolato in otto sale che presenta una vasta raccolta di opere d’arte e artigianato di vario genere e periodo (dal IV-V secolo fino al XX), pervenute alla Basilica grazie a innumerevoli lasciti e donazioni. Sono esposti dipinti, sculture lignee, mobilio, oreficerie e suppellettili sacre, ex voto, ceramiche e reperti archeologici.
Tale patrimonio eterogeneo è rappresentativo dell’impatto che San Nicola esercita sulla comunità ecclesiastica e laica, testimoniando la sua opera miracolosa ed esemplare, legata alle vicende del Santuario, della città e del suo territorio.ativa cappella.

Tra il XIV e il XV secolo

La prima sala del museo espone opere realizzate tra il XIV e il XV secolo: una natività lignea del Trecento, frammenti di un affresco, una cassa nuziale e un forziere proveniente dalla cappella della Madonna dei Miracoli, due reliquari. Questi ultimi sono due manufatti di oreficeria del Tesoro della Basilica, conservati per molto tempo nella Cappella delle Sante Braccia. Il reliquiario “a pisside” (vaso liturgico usato per conservare le ostie consacrate) contiene la bambagia di cotone imbevuta del sangue delle braccia di San Nicola. Secondo la tradizione infatti, poco dopo la sua morte, un monaco avrebbe tentato di profanarne il corpo, trafugandone le braccia: il misfatto viene subito confessato dal colpevole impaurito dal sangue che continuava miracolosamente ad uscire. Per una maggiore protezione il corpo viene sotterrato sotto il Cappellone e per le sacre braccia, diventate una reliquia, viene costruita la relativa cappella.

La Natività Lignea

La Natività lignea proviene dalla cappella dedicata alla “Madonna del Parto”: il complesso scultoreo risale ai primi decenni del Trecento, lo stesso periodo in cui sono stati realizzati gli affreschi del Cappellone. I personaggi rimasti sono solo tre, ma è probabile che l’antico presepe ne comprendesse altri: l’iconografia insolita ai nostri occhi è quella bizantina, la stessa riprodotta in numerose icone. La Vergine ha appena partorito ed è sdraiata con lo sguardo distolto dal Bambino; San Giuseppe è in disparte, pensieroso e cupo mentre viene tentato dal demonio che gli appare in forma di pastore (in questo caso non rappresentato). L’atteggiamento dei tre personaggi è un preludio alla passione e morte di Gesù Cristo. Questa iconografia non sopravvive a lungo, ma viene sostituita da quella esistente tutt’ora: nel 1372 Santa Brigida di Svezia, di fronte alla grotta della Basilica della Natività a Betlemme, ha una visione della Vergine Maria che le racconta la nascita del figlio: “Quando questi preparativi furono completati, la Vergine si inginocchiò con molta devozione e cominciò a pregare. Ella, voltata la schiena alla mangiatoia, alzò il viso al cielo e volse lo sguardo verso oriente. Con le mani alzate e gli occhi rivolti al cielo stava in ginocchio come rapita in dolcissima estasi di contemplazione, inebriata di divina dolcezza. Mentre era così assorta nella preghiera, vidi muoversi Colui che era nel suo grembo e subito, in un momento, in un batter d’occhio, diede alla luce il suo Figlio. […] Quando la Vergine sentì di aver partorito, subito chinò il capo e giunse le mani al petto; poi con grande riverenza cominciò ad adorare il Bambino dicendogli: «Benvenuto, mio Dio, mio Signore, mio Figlio»”. Da questa visione nasce l’attuale iconografia presepistica della Madonna e di San Giuseppe in adorazione del bambinello, la stessa rappresentata nel presepe visitabile all’interno del percorso museale.

Natività Lignea Tolentino San Nicola

Tra il XV e il XVI secolo

MARCHISIANO DI GIORGIO

La seconda sala è dedicata al pittore slavo Marchisiano di Giorgio, che opera tra il XV e il XVI secolo nelle Marche. Tra le opere esposte risalta la “Cona” di San Nicola, la pala d’altare della Basilica realizzata tra il 1513 e il 1526. Nel Seicento l’opera viene rimossa dall’altare maggiore e divisa in diverse parti: il dipinto centrale, raffigurante la Madonna in trono con i Santi Agostino, Nicola da Tolentino, Apollonia e Caterina d’Alessandria, è portato a Roma nei depositi della Galleria Nazionale di Palazzo Barberini, dove rimane per diverso tempo finché non viene riportata nel suo contesto originario. Nei depositi della Basilica vengono poi ritrovate la lunetta raffigurante la Deposizione nel sepolcro e la cimasa con la figura dell’Eterno Padre benedicente.

DIPINTI, EX VOTO E NON SOLO….

Proseguendo nel percorso si apre una sala contenente alcuni dipinti del XVI e del XVII secolo. Sono qui esposte due tele di Simone de Magistris, uno tra i più interessanti esponenti del manierismo marchigiano, originario di Caldarola e molto attivo nel territorio: San Nicola affiancato da angeli e Lo Sposalizio mistico di Santa Caterina.
La figura di San Nicola è interpretata anche in alcune tele del Seicento di Domenico Malpiedi, artista di San Ginesio. Sempre delle stesso secolo sono i due quadri caravaggeschi dedicati a due miracoli compiuti da Cristo. Nella stessa sala inoltre sono esposte le tavole con gli episodi della vita di San Nicola: due di esse sono firmate da “Franciscus Simonis”, autore non meglio identificato, e datate 1618. Il ciclo pittorico probabilmente non si presentava da solo, ma accompagnava una tela centrale, forse una pala d’altare. Le scene rappresentate sono i miracoli compiuti dal santo in vita e dopo la morte, le stesse raffigurate nel Cappellone e nel chiostro.
Inizia ora un’interessante sezione degli ex voto. L’espressione latina (per esteso ex voto suscepto, “per voto fatto”) si riferisce ad una pratica molto diffusa nel cristianesimo che indica la realizzazione di oggetti di vario genere voluta dai devoti del santo per commemorare una grazia ricevuta. Nel museo di San Nicola sono sopravvissuti alla perquisizione napoleonica circa centoquaranta ex voto in argento: questa prima sezione di oggetti dal prezioso materiale probabilmente è commissionata da personaggi d’alto rango sociale. Sono gli stessi che contribuiscono, nel corso dei secoli, ad arricchire il tesoro della Basilica attraverso donazioni di oggetti liturgici ancora esposti nel museo: tra i tanti troviamo candelabri, croci, calici, pissidi, bugie, corone, vasi, ampolline, tre Cartegloria in legno dorato (cartelle contenenti parti dell’antico Messale latino) e la preziosa penna in oro filigranato che venne usata nel 1929 durante il processo di riconoscimento del corpo del Santo.
La sezione termina con una numerosa esposizione di ex voto in questo caso realizzati su tavola, tela e carta: sono 381 e risalgono ad un periodo che va dalla fine del Quattrocento all’inizio dell’Ottocento. Queste tavolette testimoniano non solamente la risonanza che il Santo ha avuto nel corso del tempo, ma anche lo sviluppo storico-artistico della città e gli usi e i costumi degli abitanti di Tolentino all’epoca a cui risale il manufatto. Uno di questi raffigura la facciata della Basilica non ancora completa della parte superiore (è riconoscibile infatti la precedente facciata a capanna con il portale di Nanni di Bartolo). Un altro invece riporta la rappresentazione dell’attuale Piazza della Libertà con il Palazzo del Comune: l’intento era quello di ringraziare il Santo per aver salvato la città durante un terremoto.

La seconda parte del museo espone un ricco patrimonio ligneo: nel dettaglio una consolle, due inginocchiatoi e un altare intagliato e dorato dalla decorazione tardo barocca, il Bancone in legno di noce realizzato tra il XVII e il XVIII secolo precedentemente collocato nella Cappella delle Sante Braccia. Accanto a tali oggetti troviamo alcuni dipinti tra cui un ritratto di San Nicola proveniente dalla bottega del Guercino, una Natività di Maria della scuola di Pietro da Cortona e un reliquiario d’argento che raffigura il Santo a mezzo busto contenente un panno di lino imbevuto del suo sangue, sul cui basamento bronzeo è rappresentato lo stemma della città di Tolentino.

Si apre a questo punto la Sezione delle Ceramiche, donata al comune nel 1929 dal Cardinale Giovanni Tacci: è una vasta e ricca raccolta di opere per la maggior parte provenienti dal territorio marchigiano, umbro ed abruzzese, ma non mancano maioliche venete, romane e toscane.
Il percorso museale si conclude con una serie di grandi tele del XVII e XVIII secolo raffiguranti San Nicola asceta ed intercessore. Apre la sala la Visione della traslazione della casa di Nazareth a Loreto da parte degli angeli, visione avuta dal Santo durante la sua vita. San Nicola viene poi dipinto più volte mentre intercede per le anime del Purgatorio e mentre è in estasi, raffigurato con tutti i suoi attributi iconografici: il libro, che indica l’obbedienza alla regola agostiniana, il giglio, simbolo di purezza, e la stella.
Un santo omonimo è raffigurato nella tela dal titolo San Nicola di Bari, qui dipinto con le tre sfere d’oro in mano, le stesse che porta in dono a tre ragazze che non potevano sposarsi per mancanza di dote. San Nicola da Bari, vescovo di Myra, è un’altra figura molto venerata nella tradizione popolare che lo identifica come il personaggio che ha ispirato la figura di Santa Claus. A lui sono molto devoti i genitori del santo tolentinate fino al punto di dare a loro figlio il nome di Nicola.

MUSEO SANTUARIO “SAN NICOLA”

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